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Porta San Barnaba

Gente allegra e facilmente infiammabile riassunta nel colore rosso del vessillo sul quale campeggiano il Sole e il Leone. Tre simboli del coraggio e i parmigiani dovevano averne per contrastare le bande dei cremonesi e dei Milanesi che spesso si avventuravano verso le zone di transito dei mercanti che arrivavano dalla lontana Venezia o dalla più accessibile Mantova. A volte dovevano difendersi dai Mantovani che volevano depredare i Cremonesi... ecc. Un giorno sì e uno ancora!
Verso il fiume Po, allora di primaria importanza per il trasporto delle merci, in special modo per marmi e legname necessari alle costruzioni dei palazzi e delle chiese, si apriva la porta dei parmigiani più battaglieri e facinorosi. Erano spesso soldati di ventura e mercenari che trovavano asilo in una parte della città fitta di borghi stretti e di canali. 

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E' annoverata tra le porte principali che si aprivano nella parte vecchia (a destra del torrente) della città. Probabilmente la sua importanza era maggiore nel periodo longobardo-bizantino quando Brescello, in mano bizantina, poteva minacciare provenienze ostili verso la città. Prende il nome dalla omonima chiesa ancora oggi individuabile, dopo gli interventi del 1969/70 , in via Affò dove sorgeva. Tra il 1277 e la fine del secolo subì numerosi rifacimenti, per essere nuovamente fortificata nel 1338. Le cronache la ricordano nel 1329, quando la figlia di Rolando Rossi, che andava in isposa ad un figlio di "Cane della Scala", venne condotta fuori di Porta S.Barnaba "al molino di Forepecora" per imbarcarsi e proseguire in nave per Verona, attraverso Colorno e Mantova. Porta S.Barnaba spicca per la semplicità dell'impianto privo di fortificazioni. Intorno al 1600, durante il ducato di Ranuccio I, viene riedificata. Era dotata di due ponti levatoi: uno per l'ingresso principale, l'altro per quello di destra, mentre l'ingresso di sinistra era cieco. Nel 1830 la costruzione di una nuova barriera su via Garibaldi ne decretò la completa distruzione. L'immagine della parte farnesiana ci è conservata unicamente attraverso un disegno.

Territorio: quartieri San Leonardo e Cortile S. Martino, Str. Garibaldi, Str. Cavour 
Capitano: Luigi Brianti
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